Anima e Materia, di Giovanni Furlani

Dal 7 dicembre (diluviava: mostra bagnata mostra fortunata!) al 14 la sofisticata mostra personale “Anima e Materia” del pittore Giovanni Furlani , curata da Luigi Marrocchi e presentata da Caterina Ratzenbeck.

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(Ci scusiamo per il colpevole ritardo nell’allestimento della galleria!)

Introduzione critica di Caterina Ratzenbeck
La pennellata su Giovanni Furlani inizia dal titolo della sua personale “Anima e materia”; l’artista ha urlato all’esterno la propria interiorità e questa ha “preso vita” tramite (e per mezzo) della materia. L’abile senso della composizione di Furlani l’ha per l’appunto aiutato a dare effettiva consistenza alle urla della sua anima.
Attratto fin dagli anni infantili dal disegno e dal colore, l’artista esprime da subito la sua personalità artistica con i mezzi che il mestiere del pittore gli mette a disposizione: la materia ed il colore, convertendo segno e gestualità in armi per comunicare al prossimo la propria interiorità e la propria esperienza di vita.
Tra le sue fonti visive vi sono senza dubbio espressionisti astratti americani, come Franz Kline e Jackson Pollock, le cui opere sono facilmente riconoscibili: si tratta infatti di lavori dove l’espressione gestuale è assolutamente predominante, e può attuarsi tramite il dripping di Pollock o le violente pennellate di Kline. Pollock espresse un concetto teorico molto preciso: negò l’esistenza del “caso”. Seguendo in questo senso Pollock, Giovanni Furlani non crede alla casualità degli eventi (sia per quanto attiene alla propria esistenza, sia per quanto riguarda le proprie opere). Infatti questi lavori non sono assolutamente frutto del “caso”, bensì derivano dalla vita stessa dell’artista; si tratta di ‘frammenti di vita vissuta’. Se, fino ad adesso, dei dipinti di Furlani attraeva il colore, ora, invece, si assiste a qualche cosa di diverso, vale a dire ad un cambiamento maturato nell’artista a poco a poco, con il tempo e con le esperienze, anche negative, di vita vissuta. “L’inquietudine, l’angoscia, lo sfogo arrivano con il colore nero, che movimenta il quadro. Esiste un senso anche nel nero (che è comunque un colore), nel cupo.” Citazione testuale dell’artista, ad introduzione di questa sua nuova esposizione. Rispetto al passato, Furlani qui dà letteralmente una svolta alla propria pittura: se negli anni precedenti il colore, espresso tramite pennellate fortemente segniche e, in taluni casi, pesantemente materiche, aveva assunto un ruolo preponderante (questo anche per rendere più comprensibile agli occhi degli altri la sua arte) ora escono dalla trama geometrica del supporto ligneo le urla dell’artista, espresse tramite toni tenebrosi. Sebbene il tratto rimanga comunque molto deciso, emergono (e predominano) il colore nero ed i toni cupi. Il nero dà movimento (quando in genere sono i colori che movimentano), fornendo un senso al dipinto. La linea arancione, che taglia e in qualche modo spezza il ritmo musicale di tutta la composizione, è una traccia esistenziale, rappresenta una via d’uscita concreta, una svolta, un ultimo tocco che l’artista appone e che dà senso al tutto. La linea arancione rappresenta una direzione: come il Sole, riflesso sull’acqua, genera un raggio che “ci segue” e ci direziona, così è anche questa linea arancione: la linea della Vita. A questo proposito vorrei citare una Sutra buddista (ossia un aforisma, un insieme di concetti filosofici appartenenti alla cultura indiana espressi in modo breve e sintetico): SII UNA LUCE PER TE STESSO. Dietro quel tratto si rivela la vita stessa, qualche cosa cioè di immensamente grande e che continuamente scorre e diviene. La linea arancione è un particolare, e l’artista è affascinato dalla bellezza dei particolari. A volte un particolare – afferma – ci può catturare di più che non l’insieme dell’opera.
Nei suoi lavori Giovanni Furlani ricerca sempre la verità, la spiritualità e la bellezza, poiché dietro l’astratto egli ricerca sempre l’impatto estetico. Questi dipinti, che hanno preso vita in seguito ad un momento di profonda crisi esistenziale, sono essenziali, scarni, cupi, ma alla fine guidano in ogni caso verso la luce, verso la speranza in un cambiamento, in un miglioramento… La spiritualità e la dinamicità che caratterizzano tutti i lavori di Giovanni Furlani letteralmente “vivificano”  il tratto segnico. L’artista parla e si esprime tramite il segno, la gestualità, la materia ed il colore. Ogni colore che vediamo, ogni segno, ogni forma pittorica, sono stati voluti, pensati, desiderati e, non di rado, sofferti.
Caterina Ratzenbeck
Dicembre 2012

Commento di Alfonso Taccione
Spero che abbiate avuto modo di venire a vedere questa mostra, equilibrata e raffinata, solo apparentemente ostica, soprattutto per chi si spaventa davanti a quadri astratti. E spero abbiate avuto il piacere di partecipare con noi all’inaugurazione, che ci ha colti sotto un’intensa nevicata, e in cui Giovanni Furlani non ha avuto timore a raccontarsi e a raccontare la propria arte, a suggello della bella presentazione di Caterina Ratzenbeck e di un mio breve commento.

Bella persona Giovanni Furlani, volto aperto di chi non mostra timore a raccontarsi, e lo fa con consapevolezza e capacità di linguaggio, dote rara questa. C’è coerenza fra Giovanni e le proprie opere, e non si prenda per banale questa mia frase: a volte i quadri di un pittore raccolgono sulla propria tela l’inconscio dell’artista, e quest’inconscio a volte svela un’anima o un’indole che non corrisponde appieno a ciò che si conosce, a ciò che si vede dell’artista stesso. Questo non avviene con Giovanni Furlani, nel senso che i suoi quadri non insospettiscono chi li guarda e non smentiscono chi li ha dipinti, il quale per altro ha già alle spalle una bella vita vissuta, alti e bassi come non può non essere, ricca ed interessante, bella da raccontare.

Qualunque sia la chiave interpretativa di questa coerenza fra Giovanni e le proprie opere, risulta comunque sempre evidente una sua forte volontà comunicativa, anche se lo strumento che il nostro pittore usa non è quello figurativo. A ben guardare molti dei quadri esposti mostrano segni non casuali, ma ragionati ed istintivi allo stesso tempo. In questo senso trovo affinità fra i quadri di Giovanni Furlani e gli ideogrammi di una nuova lingua, una nuova (effimera) scrittura che viene via via consolidandosi e che forse un glottologo codificherà, o un buon critico de-codificherà.

Le apparentemente semplicistiche o apparentemente astruse tele di Furlani, denominate con titoli assolutamente vaghi, nascondono il nucleo di un codice di matrice linguistica e artistica, e fanno pensare a quel momento ancestrale della storia di tutti noi, in cui abbiamo avuto bisogno di fissare concretamente un concetto o una sensazione a noi utile e caro, che dovevamo assolutamente rendere riconoscibile agli altri. Dietro a questa capacità di Giovanni Furlani ci sono una buona testa, anni di studio in Italia e all’estero, e un pizzico di professionalità che ne fanno un valido insegnante ed un raffinato artista che la Bottega dell’immagine orgogliosamente ospita nella propria galleria.
Alfonso Taccione
12/12/’12

Ingresso libero in via Santa Giustina 11/d (fra Via Locchi e Via Franca, bus 15 via Franca) con il seguente orario: lunedì-sabato 10-12.30, 17-20;  domenica 10-12.30; sabato 8 dicembre regolarmente aperta.

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