Barbara Mulas e Matteo Cosma “Dipingere con il legno”

Barbara Mulas e Matteo Cosma, fondatori dello studio laboratorio Ab.Project Snc di Trieste, sono appassionati interpreti della Wood Art che unisce la creatività artistica alle tecniche della falegnameria tradizionale.

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I loro lavori, siano essi di oggettistica e di arredamento oppure opere artistiche vere e proprie, sono eseguiti completamente a mano, unici e originali perché frutto di un percorso personalizzato. Il loro progetto è la realizzazione delle loro idee, un progetto che segue una linea artigianale nata dall’esperienza maturata nel restauro di mobili antichi, per proseguire nella realizzazione di manufatti unici e raffinati.

Le realizzazioni di Barbara e Matteo si basano sull’uso del legno come “pennello”, disegnando con le venature e le naturali ombreggiature del materiale, accostando essenze diverse  e sfruttando le particolari caratteristiche di ciascuna. Ma anche sperimentando un nuovo abbinamento, la tradizione della lavorazione artigiana del legno sposa un materiale modernissimo qual è il plexiglass. Colori vivaci e trasparenze fredde della plastica unite al calore e al profumo sempre attuale del legno.

Insieme a loro abbiamo allestito una mostra davvero particolare, “Dipingere con il legno”, che resterà aperta fino al 30 settembre
con ingresso libero da lunedì a sabato 10-12.30 e 17-20
e la domenica dalle 10 alle 12.30.
Vi aspettiamo!

“Dipingere con il legno” Wood-art di Barbara Mulas e Matteo Cosma.
Scommessa vinta: grandissimo successo di questa mostra sui-generis alla Bottega dell’immagine Trieste. Non quadri dipinti, non sculture, non versi poetici. Legno.

Ebbene sì, a Trieste, in una galleria neanche troppo conosciuta che fino ad oggi aveva esposto quasi esclusivamente arti figurative, sta spopolando una mostra di “elaborati lignei” – uso apposta un termine asettico per definire dei “complementi d’arredo” fatti a mano in legno -. Splendidi, raffinati, curatissimi. Talmente belli e originali, che abbiamo riconosciuto in essi e nel lavoro di Barbara Mulas e Matteo Cosma una vera e propria arte, degna dunque delle vetrine di una galleria d’arte assai più di quelle di una fiera dell’arredamento.

Questi “complementi d’arredo” – ora sto usando questo termine in senso ironico – sono opere d’arte oltre che d’ingegno e perizia, e anche la gente se ne sta accorgendo. Testiere da letto che è riduttivo definire solo come tali, tavoli la cui solidità è pari alla difficoltà ed alla perfezione nella realizzazione della decorazione del proprio piano, quadri che da lontano sembrano dipinti sulla tela.

Ancora una volta la Bottega dell’immagine, pardon, Luigi Marrocchi, ha saputo cogliere il bello sommerso di questa città. Non vorrei sembrarVi nostalgico o prevenuto, ma mi vengono in mente due cose. La prima è che Trieste è città pressoché priva di manualità, intendo quella spicciola, non sto parlando di chi elabora scenografie teatrali o ritaglia vele da campioni, Trieste ci sa essere nelle nicchie dei settori d’eccellenza; ma è una città dove la parola “legno” ricorda sonorità da scaricatori di porto allo scalo legnami o di sega industriale, e non piuttosto gli intarsi dello Studiolo del Duca a Urbino; e dove quelli della mia generazione ricordano con un certo imbarazzo i lavori al traforo che le maestre ci costringevano a fare a scuola negli anni settanta.

La seconda cosa che mi viene in mente è che Trieste non produce più manifestamente e concretamente cose belle, in effetti credo che produca poche cose, e non propriamente belle, a me vengono in mente solo prosciutti, caffè, motori navali, ghisa e cemento. Non siamo più abituati come una volta, quando invece navi passeggeri bianche e bellissime arredavano ed abbellivano la città perché si potevano vedere sia quando erano attraccate alle Rive, sia da lontano mentre nei cantieri dietro a San Giacomo venivano allestite ed arredate, e chiunque sapeva o  poteva immaginare che anche gli arredi degli interni di quelle navi erano altrettanto belli e raffinati. Anche le carrozze ristorante o letti dei grandi espressi internazionali che passavano per Trieste lasciavano dietro di sé la sensazione di grandi bellezza e raffinatezza, data dalla loro maestosa livrea blu e le decorazioni d’ottone, neanche fossero yacht su rotaia, ma soprattutto era risaputa la raffinatezza degli intarsi e di tutti i loro arredi lignei. Anche una semplice bottiglia di Stock era portatrice sana di bellezza. Oggi le navi sono immensi ferri da stiro riempiti di plastica colorata, i treni… lasciamo stare.

Questo per dire che i nostri occhi si sono disabituati al bello, ed ancor di più al bello fatto a mano e fatto bene. Ecco forse perché questa mostra attira così fortemente la gente: è bella, fatta di cose belle e ben fatte, esposte in un locale caldo ed accogliente. E,  soprattutto, Barbara e Matteo sono davvero bravi, conoscono bene la materia prima e ci sanno muovere bene le mani sopra.

Nel bacino di Via Santa Giustina il cantiere della Bottega dell’immagine ha varato un’altra bella nave, ricca di arredi belli e preziosi, realizzati con insospettabile perizia da due dottori a cui lo studio e le difficoltà non hanno prosciugato il senso del bello e del ben fatto.

L’ennesima dimostrazione che a Trieste si può vincere il mostro del “no se pol”, e che a Trieste, di nascosto ed in silenzio, quasi clandestinamente, in tanti continuano a produrre “bello e buono”. Ehi, voi, Vi stiamo cercando!

Alfonso Taccione
19 settembre 2012

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