“Gaia, Iside, Astarte” personale di Luca Vergerio

Davvero tanta bella gente, non ostante la pioggia, sabato 15 dicembre all’inaugurazione della mostra personale del pittore Luca Vergerio “Gaia, Iside, Astarte”, curata da Luigi Marrocchi e mirabilmente presentata da Paolo Maria Buonsante.

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La mostra sarà visitabile fino a domenica 30 dicembre in via Santa Giustina 11/d (fra Via Locchi e Via Franca, bus 15 via Franca). Ingresso libero con il seguente orario: lunedì-sabato 10-12.30, 17-20;  Domeniche, Vigilia e Santo Stefano 10-12.30; 25 dicembre chiuso.

Recensione di Alfonso Taccione
La mostra personale di Luca Vergerio Gaia, Iside, Astarte  è stata presentata da Paolo Maria Buonsante, maestro ed amico di lunghissima data dell’artista. Ci siamo conosciuti la mattina del giorno dell’inaugurazione, è una bella persona a cui non difettano l’ironia e molti bei ricordi che ce l’hanno subito reso simpatico. Insieme abbiamo esplorato ed analizzato quadri e tecnica dell’amico-allievo.

Ho potuto così sapere che Luca Vergerio è geneticamente artista, disegno e pittura gli sono innati e fan parte del suo sistema di comunicazione, al pari della parola e della gestualità. Dotato sin da piccolo di un’ ottima mano, ha avuto da subito i giusti incoraggiamenti, il maggiore dei quali proprio dal nostro Buonsante, che non voleva per Luca un cursus honorum distorto rispetto a tanto potenziale. E così fu scuola d’arte, non ostante tutti i timori che potete immaginare.

Personcina risoluta il nostro Vergerio, che si applica nei ritratti a gessetto, a matita e a olio, con una notevole capacità di proporzioni e precisione di segni anche nei grandi formati, e in quadri astratti raffinatamente puliti nelle linee e nei dettagli, oltre ché, non ultimo, nel fumetto, di cui nella mostra è esposto un piccolo esempio. Piace questa padronanza, e piace di questo giovane artista la consapevolezza di non essere ancora “arrivato”, di aver comunque bisogno di studiare e di far tanta gavetta, anche se a vedere i suoi quadri non si direbbe. L’arte di Vergerio infatti è tutt’altro che banale. E piace ancor di più il fatto che Vergerio non sia egoisticamente arroccato nel suo status di “artista in carriera”, ma al contrario non tema di mettere a disposizione degli altri ciò che meglio sa, e lo insegni generosamente nei corsi di disegno e ritratto della Scuola del Vedere – Libera Accademia delle Arti.

Buonsante ed io abbiamo convenuto infine che la pulizia del disegno corrisponde alla pulizia d’animo di Luca Vergerio, poco incline a compromessi con se stesso, rigoroso ed onesto con gli altri. Lodevole, sì, ma… il mondo è altro. Ecco forse spiegata l’espressione nostalgica dei suoi ritratti: nella sua irrefrenabile necessità di raccontarsi, Vergerio mette negli occhi delle sue pur avvenenti fanciulle, anche in quelle del polittico che rappresenta le quattro stagioni, proverbialmente e simbolicamente sempre felici come la primavera e l’estate, una vena di malinconia, forse nostalgia, una vena di malessere, come a dirci che sì, siamo brave, siamo belle, siamo fotomodelle ma ci manca qualcosa. E questo qualcosa salta all’occhio guardando i bellissimi quadri astratti, dove si intuisce una specie di leit-motiv: la presenza della solida roccia, sbozzata o levigata, e di un totem, forma semplice e primitiva di affermazione della propria esistenza, del proprio io interiore, entrambi ben piantati su una base e a cui talvolta si appoggia una linea, vien da pensare la linea della vita, o su cui aleggiano, stilizzati, i tre colori base, a simbolizzare la comunicazione umana. Vergerio qui sembra incitarci a svegliarci, a uscire dal lungo sogno, dall’ubriacatura di questo nostro sistema fatto di complicate strutture gigantesche, vorrei dire globali, ma dalle gambe d’argilla, basate sull’apparenza e sulla menzogna, al cui interno la nostra società vive secondo convenzioni e complicazioni artificiose, fatte apposta per compiacere o giustificare gli attuali poteri forti, il dio-denaro in primis.

Fra i quadri astratti ce n’è uno in particolare dove il disegno poggia sì su una linea di base, ma il disegno stesso sembra però addirittura uscire dal foglio e galleggiare nell’aria: è quel quadro bellissimo che rappresenta un cubo di roccia, in parte levigata e in parte sbozzata, e una piccola sfera rossa: è il sogno di un mondo dove si possa vivere secondo la solidità di principi essenziali e l’onestà  della semplicità, l’utopia della fine dell’angoscia esistenziale e il ritrovamento di un proprio ruolo e di una propria rivalutata e riconosciuta dignità. E’ il togliersi di dosso la ruggine corrosiva che Vergerio in un altro quadro ha raffigurato su una sola delle strisce di un reticolo metallico: è proprio la striscia della propria vita fra quelle degli altri, la striscia della vita sua e di tutti noi presi singolarmente.

Luca Vergerio ci sa ipnotizzare e per la sua raffinata tecnica pittorica, e per la profondità e la spiazzante onestà del proprio pensiero, leggibilissimo sulle sue tele. Artista sempre alla ricerca di una rinnovata bellezza esistenziale, la sua è una mostra da assaporare con passione e concentrazione, una mostra da cui uscirete certamente arricchiti, pardon, abbelliti dentro.

Alfonso Taccione
Dicembre 2012

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