Minicollettiva 14 – 28 Aprile 2012

Da Sabato 14 aprile è visitabile una mostra collettiva curata da Luigi Marrocchi,
allestita con la collaborazione di Patrizia Bigarella e presentata con una nota introduttiva
di Donatella Tretjak. Espongono insieme alla Bottega dell’immagine Trieste:
Graziella de ComelliDonatella BartoliDorina Deste,
Edoardo Pahor e Claudia Santoianni.
Ingresso libero fino al 28 aprile 2012 con il seguente orario:
dal Lunedì al Sabato 10 – 12.30, 16 – 19.30; Domenica 10 – 12.30.

 

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<<Se si cercasse un fil rouge in questa collettiva ospitata alla Bottega dell’Immagine, basterebbe dire radici. Inseguite, agognate. Cinque artisti si presentano alla Galleria di via Santa Giustina, e il tema, nemmeno a farlo apposta, proprio libero non é. Inconsapevolmente.

Non lo è per Graziella de Comelli, pittrice impressionista, che sceglie di portarci lì dov’è l’origine dell’uomo: l’Africa e il Mediterraneo. Una casetta solitaria tra gli ulivi, un bimbo che gioca con l’aquilone nel nulla, un vecchio che attende di vendere quel poco che ha raggranellato, due donne e i loro banchi in un suk, il cesto del pane: tutto è tempo e spazio, tutto è essenzialità ed umanità. Appunto: le radici del tempo, le radici dell’uomo.

Le radici della sua terra sono, invece, per Donatella Bartoli, una costante: il Carso nulla è se non la vita che nasce. E lo fa nonostante una terra dalle rocce bianche e aguzze, dove l’acqua si inabissa, dove ogni goccia è un prezioso dono e una sfida. Eppure la natura vince. Metafora delle difficoltà umane declinata con dolcezza e in punta di pennello, in paesaggi di fiaba.

Radici perdute e ritrovate. Edoardo Pahor lascia Trieste da ragazzo e poi torna. Un nuovo inizio che lo porta, oggi, a far conoscere le sue opere: a volte è il mare, arrabbiato, in balia della forza di un cielo nero; alle volte è un tramonto, con le barche ormeggiate; alle volte è l’uomo, un anziano marinaio che di sale e sole ne ha visti abbastanza. Pensoso, è il ritratto
della fatica.

Ritrae il quotidiano, Dorina Deste. Senza la figura umana vive il quadro come fosse vuoto. Non è una provocazione, ma un piacere: i colori vanno a disegnare un lord inglese in tenuta di caccia con i suoi cani o due amiche su una bicicletta, in un viottolo che sbuca sul mare. E la gioia di vivere finisce sul quadro.

C’è Trieste, c’è Cittavecchia, San Giusto, Barcola, il Carso. C’è armonia in Claudia Santoianni. E c’è la figura umana: come la bimba ingioiellata, truccata, e vestita da grande. Talmente imbronciata e arrabbiata che viene voglia di liberarla da tutti quegli orpelli e restituirle la sua libertà di bambina.>>

Donatella Tretjak
11 aprile 2012 

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