G.C.Domeneghetti “Sguardi di ieri, di oggi” – marzo 2012

Gian Carlo Domeneghetti  Sguardi di ieri, di oggi  nel 45° del primo olio

Ingresso libero fino al 31 marzo 2012.

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Domeneghetti è il poeta del particolare, di quel dettaglio perfetto che la natura rivela quale supremo atto della sua infinità potenza creatrice. Questa sublime complessità del reale affascina e coinvolge lo sguardo attento del pittore che – in virtù di una padronanza tecnica d’eccellenza – ricostruisce il miracolo delle forme naturali nel prodigio del colore e nella determinazione di un tratto lineare mai incerto ma, viceversa, sempre netto e sicuro nella traccia. La Bellezza, argomento d’elezione di Domeneghetti, vive il sogno di una giovinezza eterna e si traduce nella contemplazione dei volti ora immacolati, ora seducenti, delle sue donne famose sempre divise tra santità e perdizione mondana quasi a voler evidenziare un atavico confronto fra luce e ombra dell’animo femminile. Una Bellezza che sovente ama travestirsi in maschera per celare questa lacerazione interiore e lasciare nel dubbio inquietante gli inconsapevoli spettatori delle opere. Le maschere veneziane rappresentano un tema particolare cui il pittore ha dedicato molta attenzione e profuso diverse intuizioni cromatiche. Le lumeggiature, ad esempio, proprio in questo soggetto iconografico hanno trovato la compiutezza più spettacolosa e realistica che si è tradotta in un effetto tridimensionale reso dalle colorazioni chiaroscurali. Un’attenzione che Domeneghetti sa concentrare nei volti come nello studio dei fiori o di qualsiasi dettaglio che riveli la presenza dell’imponderabile, del divino. Tutto è importante, nulla è trascurabile. E proprio questa meticolosa ed impeccabile ricerca lo pone davanti alla domanda segreta. Chi è l’architetto, il progettista di queste meraviglie che ci circondano e di cui l’uomo è la creatura più compiuta? Qui il pittore si interroga e forse ci suggerisce delle risposte. In qualche modo emerge nella sua arte una religiosità diremmo riguardosa nei confronti del mistero ultimo ed immenso in cui l’uomo stesso si sente perduto.  Forse il divino è semplicemente ovunque, in tutte le cose, quale espansione infinita di energia intelligente. Deus sive natura, Dio ossia la Natura come sosteneva Spinoza. Ricordo, qualche anno fa, una riproduzione della celebre Madonna Lochis, un dipinto di Giovanni Bellini del 1475. Era esposta in una chiesa nell’ambito di una rassegna collettiva di arte sacra. Solenne e perfetta, appariva indistinguibile dall’originale da una media distanza. Identico il panneggio azzurro, le lievi dorature delle aureole, gli incarnati. Identica la  torsione improvvisa del Bambino, riproposta con il medesimo realismo belliniano. Un momento unico che racchiudeva in sé il Bene, il Bello, il Vero nella  personificazione divina della Madonna. E forse questo è uno dei momenti più intensi che porto sempre nel cuore quando penso a Domeneghetti ed alla sua pittura illuminata dalla ragione e dall’armonia.
Un augurio mio personale all’artista nel giorno di una ricorrenza che celebra una carriera ricca di premi e riconoscimenti attribuiti allo spettacolo delle sue bellezze.

Giancarlo Bonomo
giancarlobonomo.it

Trieste, 29 febbario 2012.-

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