Colori dall’Anima di Glenda Gobbo

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Tanta bella gente il 18 maggio scorso, per l’inaugurazione della mostra personale della pittrice Glenda Gobbo Colori dall’Anima, curata da Luigi Marrocchi ed allestita con la preziosa collaborazione di Patrizia Bigarella, presentata con un’introduzione critica di Veronica Brovedani ed un commento di Gioia Stella Flebus!

Questa l’introduzione di Veronica Brovedani:
<<Friulana d’origine, innamorata di Trieste dove vive da circa vent’anni, Glenda Gobbo inizia coscientemente il suo percorso nel mondo dell’arte circa sette anni fa. Sin dai tempi della sua fanciullezza e’ attratta dal colore, dalla natura e dal bello e si ritrova a quasi trent’anni con la necessità di raccontare l’essenza del  mondo emotivo che assapora nel quotidiano.

Lo stile artistico della pittrice rientra nell’Arte Concettuale dove il significato dell’atto creativo ha molta più importanza del quadro stesso: le tele infatti raccontano sempre qualcosa di profondamente emotivo e spirituale. La sua produzione artistica è genuina e spontanea. Non ha mai frequentato corsi di pittura o studiato presso Atenei: l’arte, come un dono inaspettato e gradito, le scorre tra le dita e si fonde sulla tela con una grazia e uno stile unico.

Impossibile non notare, inoltre, una dicotomia spinta nei quadri della nostra pittrice: il Dinamismo e l’Immobilità intesi come alternanza composta tra stasi e movimento, essenza spirituale e rincarnazione, essenzialità compositiva quasi spinta al minimalismo e ritmo vivace della vita, non sono altro che una delle tante forme che raccontano la perfezione dell’Essere.

Il colore è il minimo comun denominatore che cerca e crea il suo spazio, evolvendosi all’inizio come una spinta emotiva libera e incontrollata per poi raggiungere il suo inquadramento più definito e rigido racchiuso in una geometria.

Il colore inteso come elemento essenziale nella costruzione del dipinto, è energia, forza creativa, emozione. Ogni pennellata ha una forza strutturante che costruisce e dà corpo al dipinto e lascia vibrare libere le emozioni che con il tempo diventeranno sempre più ragionate e incastonate in un mondo ordinato e ideale.

In questi sette anni, il percorso dell’artista ha toccato tre fasi ben distinte che raccontano diversi momenti del suo vissuto e della sua ricerca artistico/creativa.

I quadri della prima fase raccontano il colore come elemento unico ed essenziale nel costruire la storia sulla tela: lo stato emotivo prende forma anche grazie a linee morbide e tonde che gridano la necessità di prendere più spazio e materia anche tramite l’uso della sabbia granitica. Questa contribuisce a dare più corporeità forgiando la forma delle emozioni. L’artista, immersa nel suo stato emotivo, immagina, vede e percepisce un colore che la spinge a creare una tela seguendo il suo personalissimo vortice d’emozioni.

La seconda fase racconta un collegamento indissolubile tra mondo spirituale e materiale.Le tele sono state ispirate dalla necessità di dare un senso alla vita e alla morte. Nascono dal concetto di perdita e si evolvono come un pensiero romantico che ci vede come luci incantate che si incontrano nel cammino verso l’eternità. La morte quindi non è la Fine ma una trasformazione verso qualcosa di più grande. Il richiamo alla spiritualità è la chiave di questi dipinti: l’anima viene intesa come energia e luce che si incarna, si muove fino a scegliere di Essere un corpo libero e morbido.

La terza fase è la più dinamica sia dal punto di vista costruttivo che dal punto di vista dell’uso dei materiali. Le tele sono composte da colore acrilico, gesso, collage e cartone. Il colore mantiene sempre la stessa funzione di forza libera e vibrante che però viene moderata dall’uso delle forme geometriche. L’artista in questa fase sente la necessità di  dare inquadramento e controllo alle emozioni: la geometria viene intesa come  qualcosa di poco naturale, appare controllata e poco spontanea e sembra quasi una sorta di limitazione d’energia creativa e necessità d’ordine.

Concludendo, i quadri di Glenda Gobbo sono molto vari e appaiono interessanti anche per chi non è della materia. L’arte concettuale spesso è estremamente criptica ma non è questo il caso. Osservando la sua completa produzione artistica sembra quasi che l’artista ci gridi a gran voce: c’è bisogno di colore tra di noi, attorno a noi.. in noi!!!

Veronica Brovedani, aprile 2013

Questo invece il commento di Gioia Flebus, amica dell’artista, che ha voluto commentare il quadro “Il giardino dell’Eden” per condividere pubblicamente le emozioni che l’opera le aveva dato.

<<Ne “Il giardino dell’Eden” emerge la spiritualità di Glenda, la sua tensione all’infinito. Questo quadro per me rappresenta la connessione tra cielo e terra, simbolicamente io lo vedo attraverso l’immagine dei fiori di soffioni. Così come i soffioni volano, l’anima vola, lo stelo rimane a terra radicato nel terreno come l’uomo nella sua corporeità, ma l’anima si libra leggera nell’aria come i soffioni sospinti dal vento. Per me rappresentano la capacità di sognare dell’uomo e il suo bisogno di elevazione spirituale.

Nella parte centrale del quadro io visualizzo due pianeti che si incontrano, legati da un filo invisibile che unisce le entità, le anime sono milioni di luci collegate tra loro, e danzano assieme nel giardino dell’Eden.

Come in cielo così in terra in un abbraccio di fratellanza che risponde al bisogno collettivo di connessione con l’universo, così l’essere umano tocca il cielo.

Glenda ci fa capire attraverso la sua arte che il collegamento tra visibile e invisibile è sempre tra noi e ognuno di noi è un pianeta da scoprire.>>

Gioia Stella Flebus – aprile 2013