Jacopo D’Errico – Studio 25

Jacopo è un ragazzo di diciott’anni che ha maturato una propria reazione personale ad una situazione che non sente come adatta alle proprie passioni ed alle proprie potenzialità. Come tutti i ragazzi della sua età non vede l’ora di poter prendere in mano personalmente le redini della propria vita, guidandola verso lidi di minor sofferenza e maggiore espressione di sé. Sebbene compresso nei rigidi programmi di una scuola non proprio di suo gradimento, non si può certo dire che sia un ragazzo pigro o apatico, anzi, Jacopo si appassiona alle cose che gli piacciono, e fra queste certamente le arti figurative, ma anche la musica: sa anche suonare la chitarra. Musica e pittura, due strumenti potenti, attraverso i quali egli ci permette di entrare nel suo animo, e di farci sapere cosa ne pensa di sé e del mondo che lo circonda.

Il mondo visto da Jacopo è bello, colorato, ma… capovolto. Forse partendo proprio da questo quadro bellissimo, in cui le pennellate precise e le tinte dell’acquerello danno ancor più calore alla città ed alle sue nuvole, anch’esse capovolte, cogliamo meglio il significato degli altri quadri, ove forti si avvertono la denuncia sociale e la voglia di una rivincita, la voglia di fuga e di complicità, sempre espressi con estremo garbo formale e cromatico, con un disegno equilibrato e che lascia qua e là trasparire possibili perfezionamenti, ma certamente i nudi e le mani sono già resi molto bene negli studi esposti. La consapevolezza di riuscire nell’arte, consolidatasi anche grazie alla libertà espressiva concessa dalla maestra Annamaria Vittes allo Studio 25, conforta Jacopo e lo guida nella sua ricerca della propria felicità, con crescente fiducia ed ottimismo.

L’ottimismo di Jacopo si basa sull’onestà e sulla coerenza. Abituato ad una sua propria forma fisica di anticonformismo, concreta e ben visibile, sa di entrare nel mondo degli adulti con le sue proprie forze e pochi amici fidati. E’ l’amicizia il vero valore, e lo testimoniano gli occhi del cane, che egli ha voluto e saputo rappresentare così bene, vivi, ficcanti e pieni di quella totale purezza che è tipicamente dei cani. Anche i due ballerini sospesi fuori dal mondo ma solidalmente attaccati “a pelle” fra loro, in un gesto che sa di bellezza, calore e felicità, ci trasmettono forse la consapevolezza di Jacopo della necessità di dover comunque superare la dimensione dell’amicizia, per poter amplificare, potenziare e trasformare in forza e progettualità una complicità adulta che, alimentata dalla propria trovata sentimentalità, gli permetta di volare alto ed arrivare a lidi oggi lontani, ma ogni giorno più vicini, dove poter finalmente suonare con forza e passione la musica della propria vita.

Alfonso Taccione
Bottega dell’immagine Trieste
Aprile 2013

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