>>Museo Campo Marzio!<<

MUSEO FERROVIARIO DI TRIESTE: COSA STA SUCCEDENDO?
WHAT’S THE MATTER WITH TRIESTE’S RAILWAY MUSEUM?
(in english in the bottom of this page)

Per far cassa le Ferrovie vorrebbero vendere l’edificio della Stazione di Trieste Campo Marzio. Peccato che dentro a questa stazione, che vista da fuori sembra abbandonata da Dio e dagli uomini, c’è una delle più vaste e variegate collezioni di mezzi e cimeli ferroviari “mitteleuropei”, raccolta da appassionati e ferrovieri in 40 lunghi anni, esposta nella più perfetta delle locations possibili. E non ce ne potrebbe essere un’altra come questa in una città come Trieste, Austrungarica, Italiana, Tedesca, Yugoslava, Alleata e finalmente di nuovo Italiana sì, ma “di confine”.

La stazione è stata inaugurata nel 1906 come capolinea della ferrovia statale Transalpina da Vienna, pur così vicina al mare ed esposta a tutti i venti oggi è ancora priva di una tettoia. Da sempre poco curata dai proprietari ma curata come e quanto possibile dagli appassionati con i propri pochi mezzi, se fuori lo scempio della salsedine e della bora sono evidenti, dentro le diverse sale rimandano il cuore e la mente a tempi lontani e difficili, tutta la storia di questa città e di questa regione sono passate di qui, quanta gente diversa è scesa dai treni che arrivavano sui suoi quattro binari di testa! Oggi su quei binari arrugginiscono dignitosamente littorine blindate tedesche, vaporiere austriache e italiane, carrozze di tutte le epoche, imponenti locomotori, spazzaneve dello Semmering e della Pontebbana, mezzi tramviari, che moltissimi appassionati stranieri non mancano di fotografare.

Non solo nostalgico questo museo. I suoi appassionati pubblicano libri di argomento ferroviario, conservano libri e fotografie inimmaginabili nella biblioteca, i loro plastici esposti nelle sale del museo riproducono il paesaggio reale ricondotto ad una certa epoca grazie allo studio di rara documentazione. Come infatti forse pochi Italiani sanno, la ferrovia è anche cultura e, proprio perché nata prima, lo è anche più dell’automobile. No, non mi riferisco tanto a quel nozionismo un po’ maniacale di certi appassionati, ma alla decodifica di quel mix di tecnica e architettura ferroviaria, storia e politica, geografia e “intercultural negotiation” che ti permette di leggere e comprendere il paesaggio che scorre fuori dal finestrino, e di trasformarlo in libri,  fotografie, arte e modellismo. Forse viaggiando su un interregionale da Latisana a Trieste non ci si fa caso, ma lungo quei binari il confine è cambiato diverse volte. Dalla Rocca di Monrupino molti gitanti indicano il monte Nanos in lontananza, ma pochi immaginano che la ferrovia che passa proprio là sotto è proprio quella che arriva a Trieste Campo Marzio, la Transalpina, che lo Stato costruì per attenuare il monopolio della ferrovia privata Meridionale, i cui prezzi esosi stavano strozzando i commerci in un periodo economicamente non florido anche a causa delle conseguenze delle guerre che noi Italiani oggi possiamo chiamare d’indipendenza: oggi quel ramo ferroviario si è seccato per i confini ereditati dalla seconda guerra mondiale. Pochi sanno che la pista ciclabile che inizia nel rione di Ponziana a Trieste e termina oltre la Val Rosandra a pochi metri da un recente confine è la ferrovia che ha permesso alle terre d’Istria di essere più velocemente collegate a Trieste anche dopo la soppressione della Parenzana, chiusa nel ’35 per lasciare posto alla raffineria dell’Aquila. Pochi fra coloro che vengono a Trieste per lo shopping immaginano di aver lasciato l’auto laddove il carico dei velieri e dei battelli a vapore veniva scaricato a braccia sui carri merci manovrati da cavalli e girati su ormai quasi scomparse piattaforme girevoli della Riva Bahn, la ferrovia delle Rive. Viaggiare negli anni ’80 tra Nova Gorica e Bled, o tra Erpelle e Pola, era riscoprire una tecnica ferroviaria immutata dai tempi dell’Austria.

Ebbene, invece di cercare di investire su questa cultura e gestire questa stazione come il prezioso museo che essa già è, le ferrovie vendono. E per dimostrare che fanno sul serio, hanno aumentato a dismisura il canone d’affitto, e fanno pagare agli appassionati le spese di acqua e luce.

Dopo innumerevoli interventi di molte personalità della cultura triestina, a cui nel mio piccolissimo mi sono unito anch’io con la lettera che riporto qui di seguito, forse qualcosa si sta muovendo, anche se in questi tempi non è facile trovare chi caccia i soldi per un museo, e per giunta ferroviario (inaudito in Italia!). Invece i terreni della stazione di Campo Marzio con il suo bel Museo Ferroviario dentro, e dell’adiacente Lazzaretto Vecchio, che ingloba il Museo della Navigazione, fanno troppa gola a chi i soldi già ce li ha. Parola d’ordine: “vista mare”!

Le Ferrovie Italiane, oggi gestite con piglio manageriale, continuano a non funzionare come ai tempi delle Ferrovie dello Stato, e fan cassa non dal proprio lavoro ma, a costo anche di vanificare le proprie future potenzialità, vendendo ciò che è loro sulla carta,  ma che in questo caso da almeno 40 anni in qua dovrebbe essere considerato di tutti noi, Triestini e Friulani, Giuliani e Istriani, Sloveni e Croati, Austriaci e Tedeschi.

Alfonso Taccione
24 febbraio 2012 

Da Il Piccolo dell’ 1 febbraio 2012:

Egregio Signor Presidente, Egregio Signor Sindaco
mi consentano di rubar Loro due minuti per dire che il museo ferroviario di Campo Marzio a Trieste, custode di una sterminata collezione di rotabili, documenti, fotografie, testi e cimeli la cui raccolta ebbe inizio già nei primi anni ’70, è un unicum irripetibile, sia perchè rispecchia la peculiarissima evoluzione storica e culturale del nostro territorio, ma soprattutto perchè è ospitato nei locali di una splendida stazione del 1906, ben conservata e già più volte restaurata: manca solo la tettoia dei binari, smontata per farne cannoni durante la seconda guerra mondiale.

Quella stazione è di per sè il vero primo oggetto della raccolta del museo ferroviario di Campo Marzio, vera ed autentica testimone del passaggio di tutti quei vecchi treni sui propri binari, sia austriaci che italiani, vera ed autentica testimone del passaggio di tante persone diverse, e di epoche anch’esse così diverse fra loro; affascinante al punto da essere stata più volte scelta come set cinematografico e televisivo. Lo sapevate che anche una scena di Morte a Venezia è stata girata a Campo Marzio?

Fuori da quella stazione ferroviaria la raccolta che in 40 anni e più è stata messa insieme con passione e tenacia dai “ferroamatori” di Trieste, di Gorizia, di Udine e di tante altre città del Friuli Venezia Giulia non avrebbe più senso. Vi prego perciò di difendere dalla speculazione e dall’ignoranza questa unica ed irripetibile testimonianza culturale della nostra Regione, insieme ai tanti che come me hanno visto questo museo crescere e diventare sempre più autorevole in Italia così come in altri Paesi dove le ferrovie han davvero miglior fortuna, antiche o moderne che siano.

E’ una raccolta davvero unica a livello europeo che vede insieme rotabili austriaci e italiani, mezzi bellici su rotaia, la Pontebbana e il Semmering, la Parenzana e la ferrovia delle Rive, il tram di Opicina e quelli urbani di Trieste, spero davvero che anche Voi ci siate già stati almeno una volta. Proprio per l’unicità della propria raccolta il museo ferroviario di Campo Marzio ha tutte le carte in regola per diventare davvero uno dei veri simboli culturali di tutto il Friuli Venezia Giulia, uno dei tanti “unica” di Trieste che spinge molti a far turismo nella nostra Regione. Ancora più di oggi dunque il museo ferroviario di Campo Marzio potrà diventare uno degli strumenti di attrazione turistica e dunque una fonte di reddito continua e durevole, basterebbe forse volerla e saperla gestire, curare e potenziare con obbiettiva e convinta continuità.

Presidente Tondo, Sindaco Cosolini, oggi il museo ferroviario, e soprattutto la stazione di Campo Marzio a Trieste, sono in serio pericolo (e non per la salsedine che da sempre si mangia gli intonaci della stazione, così come mangerà quelli delle future costruzioni progettate…). Spero di averVi  convinti a difenderli, in nome dell’unicità storica e culturale delle nostre terre e delle nostre genti, delle terre e delle genti del Friuli Venezia Giulia.

Grazie del Vostro tempo e per la cortese attenzione
Cordiali saluti
Alfonso Taccione

ENGLISH

>>LET’S DEFEND RAILWAY MUSEUM TRIESTE CAMPO MARZIO!<<

Dear all,
my name is Alfonso Taccione, I am 49 y.o. and live in Trieste, in the Italian North-Eastern Region named Friuli Venezia Giulia (part of former Austrian Empire until 1918). I wonder if You could be so kind giving me some of Your time and attention, in order to let me explain to you about the sad situation of a very nice institution of my town.

In Trieste, since the early seventies, some railway-mads have build up a huge and beautiful collection of this Region’s Railways-related objects: books, photos, models and real trains themselves, all preserved in the many rooms and on the tracks of Italian-State-Railways’ (FS) Station “Campo Marzio”, terminal of Vienna-Trieste Transalpina line of  former Austrian Staatbahn (being the other station in use in the town the former Suedbahn’s terminal). Since 1984 this collection and the Station of Campo Marzio itself have officially become the Railway Museum Trieste Campo Marzio (http://www.museoferroviariotrieste.it/).

After long years of co-operation between local train-fans and Italian-State-Railways, nowadays FS has decided to sell the Station. To make everybody sure about its own intentions, FS have raised the rent to an impossible amount, and the Railway-fans are not able to face it any more.

Trieste’s culture personalities and common people do not accept this, and are struggling against this sell. The Railway Station Campo Marzio should rather be valorized and implemented than sold, and  considered like the only and perfect location for the collection of the Railway Museum, very appreciated abroad too, being it a perfect tourist attraction and an important witness of the peculiar history and culture of this part of Mitteleurope.

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